Pasquale Massacra
Pittore romantico tra storia e mito

Clamoroso e inaspettato fu il successo ottenuto dal pittore pavese Pasquale Massacra all’Esposizione di Brera del 1846 e lusinghiero il commento che Francesco Hayez gli tributò: “Voi mi fate paura Pasquale mio, che avete di là cominciato dove altri appena si arrischierebbe a finire”. Promettente artista che dalla provincia si era imposto all'attenzione del difficile ambiente milanese,  Massacra era stato riconosciuto come possibile innovatore del genere storico, un ruolo che avrebbe ricoperto con più alta fama se la morte prematura non ne avesse interrotto il percorso creativo.

Pasquale Massacra oggi incarna il modello dell'artista romantico - un talento straordinario che solo per un caso fortuito riesce a emergere ed esprimersi, cui corrisponde una personalità inquieta e ribelle - e quello dell'eroe risorgimentale, che non conosce prudenza e muore a soli trent’anni, nel 1849, per mano austriaca per inseguire l'ideale della libertà nazionale.
La sua è una figura i cui veri contorni si sfocano nel mito, nella leggenda dell’artista-martire, divorato da un’ansia libertaria che gli ha bruciato l’esistenza.

Nato nel 1819, figlio di popolani, messo a bottega presso un decoratore quando a mala pena è in grado di scrivere il suo nome, Pasquale attira l’attenzione di alcuni notabili cittadini che gli procurano piccole commissioni (Madonnine e Crocefissi da dipingere a secco sui muri di cascinali e nelle edicole votive del territorio) e lo affidano ai consigli e alle sapienti cure di Cesare Ferreri, incisore di larga fama, direttore della locale Scuola di Disegno. Grazie a una pensione procuratagli dal podestà Del Maino e dal gruppo di intellettuali che ruotano attorno alla Scuola di Pittura - in veste congiunta di amministratori, committenti, collezionisti - Massacra imbocca la strada dell’arte e frequenta - se pur discontinuamente - i corsi tenuti dal pittore bergamasco Giacomo Trécourt, direttore della neonata Accademia pavese dal 1842. 
La fortuna di Massacra è determinata, poco dopo, dall'incontro con Giuseppe Marozzi, ingegnere, possidente, personalità di grande rilievo non solo a Pavia, ma anche a Milano.
L’ansia dell'artista di sostenere economicamente la famiglia d'origine è quietata dal compenso mensile del suo mecenate.

Ma tanta generosità non riesce a placare l’ansia di libertà del patriota: dall’inverno 1847 alla primavera 1849, Pasquale trascura la pittura e disdegna gli ambienti colti ai quali era stato da poco ammesso, tornando alle abitudini antiche, a frequentare la “sua” gente, le osterie e i ritrovi popolari, e a ordire sventate cospirazioni contro gli invasori.
La sera del 15 marzo 1849, dopo aver ideato un piano per la diserzione e preparato la fuga, l'artista viene tradito da tre militari con cui si era incontrato all’osteria della Madonnina, sul corso Garibaldi. Ne uccide due ma viene ferito a morte. Una morte eroica, la sua, che ha fatto dell'artista un martire della libertà e dell’indipendenza della patria, proprio come Ricciardino Langosco, l’eroe medievale assunto a soggetto del suo quadro più famoso La madre di Ricciardino Langosco in traccia del cadavere del figlio ucciso nella espugnazione di Pavia per le armi di Matteo Visconti, l'anno 1315.

La mostra del Castello Visconteo ripercorre l'intera attività del maestro, dai primi lavori di varia destinazione, per lo più di carattere decorativo ed effimero, alle grandi opere religiose per la Chiesa del Carmine di Pavia, dalle opere di carattere storico che hanno fatto riconoscere in Massacra un promettente innovatore della pittura ottocentesca nelle Esposizioni di Brera, fino alla ritrattistica, piana e “domestica” ma potentemente nuova nel segno pittorico. I dipinti esposti in mostra sono affiancati dagli studi a matita e dai bozzetti ad olio, prime idee delle versioni definitive, utili a favorire la comprensione del travaglio artistico del maestro e a riconoscerne l'esigenza evolutiva.